Prarostino

La viticoltura protagonista del territorio


Il Comune di Prarostino

Un paesaggio decisamente più montano, una strada tortuosa in mezzo a boschi di faggi e castagni porta fino a questo piccolo borgo la cui storia è segnata dalla guerra, prima di religione tra cattolici e valdesi nel XVII secolo, poi teatro degli scontri tra partigiani e tedeschi.
Il Faro della Resistenza realizzato dagli architetti Gabetti e Isola ed inaugurato nel 1967 è memoria ai caduti partigiani.
I frutteti e le coltivazioni di pianura qui lasciano spazio alla coltura della vite che sta cercando di tornare ad essere protagonista su un territorio che storicamente ha sempre prodotto vini fin dal medioevo.
Prarostino è sede del Museo della Viticoltura.
Questo comune si trova in una splendida posizione nella confluenza delle Valli Chisone e Pellice, e rispetto ai comuni dell'altra parte del percorso può risultare un'alternativa piacevole soprattutto per gli amanti della mountain-bike.

Da Vedere a Prarostino

Il tempio valdese di San Bartolomeo

Anche se il tempio attuale fu costruito solo molto più tardi si hanno notizie di un locale di culto valdese a San Bartolomeo fin dal 1692 anche se le notizie lo descrivono come una semplice capanna con il tetto di paglia. Già nel 1724 la paglia viene sostituita con delle lose e questo crea problemi con le autorità che, nel clima di intolleranza religiosa di quegli anni non permettevano costruizioni di locali di culto stabili al di fuori dei confini stabiliti. La modestia della costruzione è comunque testimoniata dalle numerose riparazioni e ricostruzione che si rendono necessarie nei decenni seguenti a causa di danneggiamenti provocati da temporali, vento, nevicate. Negli anni 1828-1829, al termine di lunghe diatribe legali e burocratiche fu costruito l'attuale tempio. Si tratta di una costruizione rettangolare in muratura con l'ingresso sul lato lungo. Il pavimento è in legno e due scale, pure in legno, portano ad una galleria sopraelevata che si sviluppa su tre lati del tempio. Il pulpito e l'organo a canne si trovano sul lato lungo di fronte all'ingresso mentre i banchi per i fedeli sono disposti a semicerchio intorno al pulpito.

Il tempio di Roccapiatta

In posisizione isolata rispetto all'abitato dei Rostagni, capoluogo dell'ex comune di Roccapiatta, sorge l'interessante tempio Valdese di Roccapiatta. Non si hanno notizie precise riguardo alla sua prima costruzione che si presume sia avvenuta fra il 1592 ed il 1594 durante l'occupazione francese del comandante ugonotto Lesdiguieres. Nel 1655 il tempio fu danneggiato durante le tristemente famose "Pasque Piemontesi" ad opera delle truppe del Marchese di Pianezza. Il 12 aprile 1686, venerdì santo, il tempio di Roccapiatta ospitò un avvenimento decisivo per la storia valdese: i delegati delle valli, spronati da Enrico Arnaud, scelsero di resistere con le armi al decreto del duca Vittorio Amedeo II che ordinava la consegna delle armi, l'accesso ai missionari e permetteva l'espatrio previa vendita dei beni. Dal 12 al 21 aprile le riunioni si susseguirono a ritmo serrato per organizzare la difesa contro l'immancabile repressione ducale. Tra il 22 ed il 23 aprile le truppe, al comando di Gabriele di Savoia attaccarono la zona, travolsero ogni resistenza e distrussero il tempio. I superstiti dovettero subire la prigionia e quindi l'esilio in Svizzera e Germania. Nel 1689 (Glorioso Rimpatrio) i valdesi ritornarono dall'esilio con un'epica impresa, ma solo nel 1700 il tempio poté essere ricostruito per essere poi grandemente danneggiato nel 1744 da una nevicata. Dopo varie vicissitudini burocratiche, nel 1756 il tempio, drasticamente ristruttturato o, forse, completamente ricostruito, venne nuovamente inaugurato. Altri interventi conservativi furono eseguiti nel 1851 e 1921. Il tempio, a pianta rettangolare, ha un pavimento formato di lastre di pietra squadrate. Davanti al pulpito, su alcune di queste pietre si possono leggere delle iscrizioni che testimoniano che quì furono seppelliti dei personaggi importanti, in maggioranza ufficiali protestanti stranieri al servizio dei duchi di Savoia e dei re di Sardegna.

La chiesa cattolica di San Bartolomeo

Le prime notizie circa l'esistenza di una chiesa cattolica a Prarostino si hanno dal documento con cui la contessa Adelaide nel 1064 costituisce l'abbazia di Santa Maria legandole una lunga serie di proprietà tra cui il territoriale di Prarostino. La chiesa sorgeva allora un poco più in alto dell'attuale costruzione, nella località che viene tuttora indicata come "La Cappella" e comprendeva anche la casa parrocchiale ed il cimitero. Nell'anno 1568 la chiesa era diroccata. L'attuale chiesa è stata eretta nel 1744 in onore di San Bartolomeo (che ha dato il luogo al capoluogo di Prarostino) per volontà di Carlo Emanuele Re di Sardegna. Costruita in stile barocco conserva al suo interno una serie di pregevoli tele che testimoniano, tra l'altro, l'avvicendarsi di diversi ordini monastici che hanno retto nel tempo la parrocchia di San Bartolomeo.
 

Il faro della Libertà

Inaugurato il 18 giugno 1967, il "Monumento-Faro" ricorda con la sua ardita architettura i 600 partigiani dei 51 Comuni delle valli pinerolesi caduti nella lotta di liberazione. Progettato dagli architetti Roberto Gabetti ed Aimaro Isola, realizzato con vari contributi, l'apporto gratuito di ex-partigiani ed il dono del pietrame da parte dei cavatori di Bagnolo Piemonte, il monumento si presenta come una torre-traliccio, internamente praticabile, su pianta quadrata; realizzato in pietra greggia, è alto 15 metri, e termina con un terrazzino ed una stele metallica sormantata da un faro.
La località ha nella scelta due motivazioni determinanti: la posizione quasi centrale rispetto alle valli Chisone e del Pellice ed alla pianura, che fu scena di lunghe contrastate vicende della lotta partigiana, e l'essere esattamente la zona in cui si costituì il primo nucleo di resistenza armata nel pinerolese ed avvenne la prima cruenta azione di repressione.
Se dunque nel lugno avvicendarsi delle stagioni partigiane Prarostino e Roccapiatta ebbero sempre una parte di rilievo quale luogo di rifugio o di organizzazione, è soprattutto l'episodio del 1943 che, in questi "flashes" storici può essere ricordato.

Il 13 settembre 1943, a Talucco dov'erano convenuti i primi "sbandati" nel dissolvimento dell'esercito susseguente all'8 settembre, il capitano Gioacchino Matteis e Giuseppe Chiappero (un impresario pinerolese che morirà a Mauthausen) decisero che la zona di Prarostino - ove già si erano rifugiati con diversi uomini, i tenenti Arca e Sansone - presentava buone caratteristiche per concentrarvi i giovani che da più parti si avviavano alla resistenza. Malgrado alcuni pareri contrari, nacque così il gruppo di San Bartolomeo, contraddistinto con il numero 15. Con catene clandestine di collegamento, ed anche mediante ripetuti viaggi del camioncino di Chiappero (che esibiva documenti annonari contraffatti) le squadre di Prarostino furono tenute rifornite, con una certa regolarità, dei viveri necessari. Il rastrellamento di metà ottobre, che entra nella storia come il primo nel pinerolese, è originato dall'azione alquanto imprudente (e, al momento, in contrasto con gli ordini di non assumere iniziative fino a quando l'organizzazione e l'equipaggiamente l'avessero permesso) di alcuni partigiani che, scesi a San Martino, fanno prigioniero un soldato tedesco e lo portano all'accampamento senza, fra l'altro occultargli il percorso e l'ubicazione dell'accampamento stesso. L'impossibilità, di conseguenza, di procedere alla liberazione implica il duro intervento del comando tedesco. Il 17 ottobre, 500 militari salgono a raggiera a San Bartolomeo battendo la zona. I civili vengono raggruppati nel centro del paese; Matteis e Sansone, sorpresi nel sonno, sono messi al muro; da loro si vuole sapere dove sono dislocati i "ribelli", rifugiatisi intanto nelle zone alte circostanti. L'azione si chiude a sera, con la morte di Sansone e l'imprigionamento di Matteis e della moglie che saranno richiusi nelle "nuove di Torino". Il giorno successivo, una serie di incendi appiccati dai "rastrellatori" distrugge case e baite della zona. Da Pinerolo si vedono le colonne di fumo salire scure verso il cielo: è la prima testimonianza evidente d'una lotta che si snoderà tra piana e monti, per diciannove mesi.
 

Il monumento si trova al centro di una piccola area verde adiacente al Municipio e sovrasta un'altra zona che racchiude, all'interno di una siepe, il viale della rimembranza ed un rustico monolito in pietra sul quale sono ricordate le date delle guerre durante le quali Prarostino ha pagato il suo duro contributo di caduti nel corso del XX secolo.
Su di un altro monolito le parole: "Per la fede, la patria, la libertà" vogliono ricordare ed accomunare tutti i Prarostinesi che nel corso dei secoli sono morti per questi ideali.
Salendo sulla sommità del monumento "FARO" tramite una stretta scala, si accede ad un terrazzo dal quale è possibile ammirare uno stupendo panorama a 360° sulle Alpi occidentali e sulla pianura pinerolese.

Un libro conservato in un apposito contenitore permette ai visitatori di apporre la loro firma a testimonianza della loro visita.

Eventi a Prarostino
Da Mangiare a Prarostino
StrutturaComuneIndirizzoTelefono
Agriturismo Favè Prarostino Via Ruata, 56 3396912809
Osteria dell'orso Prarostino Via Rocco, 60 0121500277 3889842525
Trattoria Piani Prarostino Via Piani, 20 0121500760
Trattoria "Tarin" Prarostino Via Monnet, 1 0121500148
Agriturismo "Il Bosco delle Api" Prarostino Via Gay, 86 3345089994
Il Grano Nero Prarostino Via Gay 84 8 3345089994
Ricettività a Prarostino
StrutturaComuneIndirizzoTelefono
La Grengia RTA Prarostino Via Martiri del Bric, 1- Loc. San Bartolomeo 0121501315 3275957004
Area Camper Prarostino Via Piani, 2 0121500128 389817820
B&B Altrove Prarostino Piazza della Libertà 6 0121501650
Orchidea Prarostino Piazza della Libertà, 3 3491030889
Frutticoltori a Prarostino
StrutturaComuneIndirizzoTelefono
Nocera Luciano Prarostino Borgata Barina - Via Gay 36
Parisa Marina Elena Prarostino Via Ruata, 56 3396912809
Info/Servizi a Prarostino

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